La prima parte di tre scritti di fondamentale importanza

Iatrocrazia

La iatrocrazia su scala mondiale

di Wolfgang Huber, paziente del Fronte dei Pazienti.

Testo d’urto presentato al Congresso Internazionale "Semiotica e Psicanalisi"
organizzato dal Collettivo Freudiano, tenutosi a Milano, 1.-4.12.1976,

pubblicato in: La Follia, Documenti del Congresso Internazionale di Psicanalisi, Introduzione e cura di Armando Verdiglione, Milano 1977,
e pubblicato in: TESTI DEL COLLETTIVO SOCIALISTA DEI PAZIENTI - SPK -
E DEL FRONTE DEI PAZIENTI - PF -, KRRIM - Verlag fuer Krankheit

 

LE CAMICE BIANCHE INSCENARONO LO SPAURIMENTO DEI NAZI
IL MONDO INTERO STA IMPUTRIDENDO NEL LETAMAIO DEI MEDICI
(Il vecchio e il nuovo Fascismo)

I MEDICI DEVONO SCOMPARIRE DEL TUTTO
E IL CAPITALE NON SI METTERA PIU IN SALVO
DOPO DI CIO DELLE SOLUZIONI SI POSSONO TROVARE PER TUTTO
(Visione tattico-strategica)

LA VIA D’USCITA DALLA TORTURA
E PAVIMENTATA CON MEDICI ANDATI IN PEZZI
(Gerard Hof, dal carcere del dott. Hutter in Wittlich al suo avvocato difensore)
 

La iatrocrazia su scala mondiale

Dando l’avvio al tema

Un attacco contro il Reseau internazionale di psichiatria nel febbraio del ’76 fu l’occasione per qualificare come medico il dominio di classe a livello mondiale. Si è trattato di un attacco del Fronte dei Pazienti ed è costituito nell’impegnare tutti i membri dell’apparato medico riuniti al Reseau a esigere la proscrizione del corpo medico tedesco da parte dell’Associazione Mondiale dei Medici

Si dà infatti il caso che il medico che attualmente detiene il grado più alto, l’archiatra della Repubblica Federale Tedesca, abbia fatto parte delle SS di Hitler. Il suo predecessore in questa funzione è oggi il Presidente dell’Associazione Mondiale dei Medici: alla destra di questo archiatra di tutti gli archiatri e quale suo rappresentante fa comando il capo dei medici della Repubblica Federale, a sua volta proveniente dalle SS di Hitler. Fra l’altro, a costui è stata conferita una duplice onorificenza dalla Repubblica Italiana. Ma non lasciamoci fuorviare da questa sindrome passeggera, sicuramente gravida di associazioni. Non vogliamo ridurci a una caccia alle streghe Tanto meno con il pretesto di sublimare l’uso di sputare nel piatto in cui si è mangiato, nell’intento di superare il passato. Poiché la iatrocrazia si fonda sul fatto, preformulato già dal philosophus teutonicus Jakob Boehme ma valido in ogni tempo per la sua semplicità, che "ogni malattia" (alle Leydenheit) richiede un "compimento rivoluzionario". Perciò la iatrocrazia ha usato il bisturi proprio là dove l’assolutamente Nuovo, compresso in forme di malattia, irrompe dal futuro nel presente, ma, medi-cynicamente falsato e deformato per l’intervento medico, viene spazzato via dal mondo quale compimento rivoluzionario.

Ciò che venne fuori sotto il bisturi del Reseau fu effettivamente un primo riverbero di una iatrocrazia da tempo irrigidita nel riflesso condizionato. Medici che strapparono il microfono di mano dei pazienti del Fronte, i loro pazienti che assalirono quelli del Fronte dei Pazienti. Fra il consenso di un pubblico internazionale, alcuni, auto-elettisi a portavoce internazionali dei medici, constatarono che l’Associazione Mondiale dei Medici non poteva essere altro che un’allucinazione del Fronte dei Pazienti e che quel discorso sul corpo medico tedesco quale avanguardia della reazione su scala mondiale e quali padroni della tortura di annientamento e dell’eutanasia differenziale era semplicemente assurdo e, comunque, andava contro gli interessi delle persone in questione. Per quanto concerneva invece la "logica" del nostro progetto – come ci confidò un capoccia del congresso nel tentativo di svincolare la testa dal cappio – essa era assolutamente incomprensibile a tutti loro, ossia agli organizzatori del congresso. Ciononostante ci furono nove portatori di funzioni mediche che aderirono con la loro firma a questa logica, per non dire che solidarizzarono con il Fronte dei Pazienti.

Costoro avevano ritrovato qui i motivi ispiratori dei primi tempi dello SPK: pratiche rivoluzionarie concepite ad hoc quale forma di un avvio dialetticamente totalizzante che in nessun tempo e in nessun luogo poteva mai essere rappresentato, e tanto meno calpestato dalla prassi medica.
 

Proposizioni di lancio riguardo al tema

La prassi medica si è rivelata a noi, ripetutamente, come la radice del dominio di classe e come arma letale, sovrano al di sopra dello stato e dell’economia, contro ogni compimento rivoluzionario. Il conflitto tra prassi medica e pratiche di liberazione è il momento sostanziale di questa verità, l’agonia è il principio della sua mediazione. Una verità di pazienti del Fronte dei Pazienti, una verità che, bensì confermata migliaia di volte anche sotto la tortura politica di ogni colore politico, è frutto della malattia quale negazione nella quale mancanza e bisogno, a loro volta negazioni, vengono doppiamente negate e superate [Frucht der als Krankheit doppelt negierten Negation aus Mangel und Beduerfnis]. Da ciò la sua (cioè di questa verità) mancanza di non lasciarsi mettere, per una considerazione superficiale, sotto la copertura sia di ciò che la teoria sociale del marxismo di partito ha trasmesso sull’origine del dominio di classe dal plusvalore, sia di certi giochi di un pessimismo culturale il cui suggerimento segreto, da Freud a Illich e da Nietzsche a Orwell, consiste nel guarire il medico per aiutare il malato, anziché guarire il mondo che, unilateralmente, cerca il suo rinnovamento nella malattia. Cioè guarirlo dunque dal medico. Una verità che divenne realtà nel momento in cui si liberò dallo stomaco vuoto degli esponenti privilegiati del budget della morte e che a sua volta riconvertì il corpo medico nel plusvalore superfluo quale è stato ab origine riuscendo così a determinare ex nuovo la cultura come capacità vitale che a sua volta è lotta e continua essere lotta, anche se, paralizzata, terrorizzata, legata e imbavagliata, è costretta ad attestare l’esistenza del movimento, contro ogni ragione medica, con la pratica dialettica.

Rovesciando i rapporti sviluppatisi a seconda la loro natura (naturwuechsigen Verhaeltnisse), i pazienti del Fronte, anche in qualità di medici, hanno fatto passare i medici come tali nel budget della morte perché sono superflui e nocivi, cioè ciascuno distanziandosi con una netta linea di separazione innanzitutto e in ogni modo dalla prassi medica. Con questa negazione, tanto attiva quanto cosciente, fu sottratto alla iatrocrazia il suo terreno di nutrimento. Si è vissuto dunque in un collettivo al di fuori della iatrocrazia. E questa, attraverso il collettivo, si è estinta in modo esemplare nella esteriorizzazione. Esternata, la iatrocrazia fu costretta a lasciarsi inquadrare e immobilizzare nel mezzo - medium dell’opinione pubblica, di culto e stato, carcere e ospedale del carcere, mentre stava stringendo sempre più fortemente il cerchio d’assedio fino alla tortura di fame e oltre, senza pertanto riuscirci.

Così, per più di sei anni, le pratiche di liberazione hanno mostrato la prassi medica per quella che è: una prassi selettiva gestita da una classe di inutili parassiti che va decisamente negata.
 

Il tema da al di fuori

Razza sconcertante, forse la più sconcertante in assoluto – se si eccettuano i marziani –, sono i pazienti del Fronte. Nemmeno i loro imitatori e plagiari si sottraggono a questa superba qualità.

Dove ci eravamo riconosciuti nell’ampio spettro delle Weltanschauungen nei cui angoli visuali eravamo capitati, si era rischiarato a noi occasionalmente che, nel nostro tentativo di mantenere una distanza critica e preoccupandoci di seguire le esigenze del socialismo scientifico, avevamo visto nel medico soltanto una delle tante maschere caratteriali anziché il protagonista, anziché il padrone di razza al di sopra della razza dei padroni, anziché l’onnisignificante sovrano del sistema.

Passate le merci al vaglio, nell’intento di sceverare il grano dalla pula sulla base di quest’ampia offerta speciale che la nostra attività ha portato alla luce occasionalmente quanto involontariamente in anni di minuzioso lavoro – ma su questo punto ritorneremo nel paragrafo successivo -, la materia di questa nostra singolarità/stranezza (Absonderlichkeit) si è dischiusa come iatrocrazia, e precisamente come quella parte della violenza medica che, in quanto interiorizzata fin dai tempi arcaici, anzi archiatrici, gli Altri, presumibilmente per salvare la propria pelle, proiettano sui coloro che sono stati squalificati per mezzo della prassi medica, sui cosiddetti minorati e inetti poiché sono considerati vita senza o di minor valore (... aerztliche Gewalt, die andere auf aerztlich Abqualifizierte, sogenannte Minderwertige und Lebensunwerte, projizieren). Con un timore quasi sacro viene così scansato anche il nucleo di tutte le nostre tesi e del nostro agire. Questo nucleo consiste nel fatto che chi innanzitutto vuole un mondo nuovo e quindi nega senza riserve quello esistente, oltre ad avere sperimentato nella malattia il luogo sistematico in cui l’archiatrico-arcaico e il concreto-utopico, per il tramite del sapere terapeutico ossia delle armi, vanno connessi in cortocircuito (Krankheit der systematische Ort, ... in dem Archiatrisch-Archaisches und Konkret-Utopisches heil- d.h. waffenkundig kurzzuschliessen sind), deve essere proprio quanto combatte e avverte, ossia un paziente sulla strada a senso unico del Fronte dei Pazienti, né più né meno di ogni ricoverato a forza e a vita. Ed è proprio in questo grigio timore aSInesco che circonda lo IA (a questo proposito si confrontino iatros, archiatros, cioè medico) che abbiamo ravvisato la radice di ogni razzismo. Dove, infatti, se non nel radioso splendore delle camice bianche della iatrocrazia e nell’acquiescenza aSInesca dei suoi servi, i pigmenti della pelle, gli occhi ‘mongolici’, i geni, le ‘idiosincrasie’ e le ‘diversità’ potevano trasformarsi indistintamente in piede del diavolo, in pericoli per il mondo e l’umanità, in malattia che costituisce un pericolo pubblico, nella magia più nera e in un’incandescente minaccia universale?

Molte delle nostre tesi – e qui ritorniamo all’offerta di qualità fatta in tutta amicizia (Angebot zur Guete) – vengono accettate, per non dire che sono ormai di facile smercio. Hanno preso da noi (e altrimenti da chi?) che, in condizioni di capitalismo avanzato, la parola malattia è l’unica parola adeguata per concepire (comprendere) alienazione e capitalismo e che l’identità tra suicidio e omicidio ne è l’espressione sensibile ed evidente. Hanno preso da noi che la malattia è l’ammortizzatore delle crisi del capitalismo e che, insieme con il cosiddetto sistema sociale e sanitario, orchestrato proprio con il pretesto della malattia, soffoca, reprime e fa rigare diritto, irrimediabilmente, il cosiddetto proletariato industriale.

Si sono presi il nostro concetto di malattia in cambio di grandi elogi e hanno riconosciuto la priorità temporale e sistematica di una rivoluzione culturale basata sulla malattia nelle metropoli.

In numerose sentenze e nelle relative motivazioni lo stato e il suo governo hanno onorato con complessivi vent’anni di carcere sopra tutto la nostra scoperta che la rivoluzione è terapia e che, a rovescio, la terapia è rivoluzione e che non può essere altrimenti. Per due volte il corpo medico mondiale ci ha tributato superbe onoranze funebri, sia sospendendoci a vita dall’esercizio della professione sia raggiungendo l’intento di trasformare alcuni di noi in pezze da piedi della iatrocrazia quotidiana. Persino i più fini intenditori dai circoli più eminenti della subculture hanno caldamente raccomandato come ghiottoneria la nostra formula, cioè il MFE (l’espansionismo multifocale) contro "istituzione e gerarchia".

Tuttavia, dal punto di vista sostanziale, in quanto pazienti del Fronte, non ci mettiamo affatto in riga. Non siamo mediabili (comunicabili) attraverso meccanismi di scambio e di serie, e quindi, qualora si prescinda da motivi di cosmesi politica, in linea di principio non siamo nessuno con cui chiunque può stringere un legame senza diventare parte di una razza tanto sconcertante quanto pericolosa, una volta rinnegato il principio della iatrocrazia e respinta la sua determinazione medica.

Il coraggio di molti combattenti che si sono battuti per trasformare la malattia in patopratica, la sostanza in soggetto e, quindi, per dare alla loro liberazione dal capitalismo e dall’imperialismo il più concreto e tangibile contenuto di questo mondo odierno che, per quanto sconvolgente e svisato esso come sempre sia, lascia trasparire un futuro assolutamente nuovo nella forma in cui potrà prende corpo nel presente (una forma che alcuni definiscono il Nuovo universale, senza essersi dati tuttavia la briga di metterlo a confronto con la malattia), questo coraggio non di rado ha abbandonato persino combattenti pronti al rischio e provati dalla tortura nei momenti in cui si è trattato di riconoscere che non potevano sfuggire né con la semplice ignoranza né con la loro sottomissione incondizionata alle mille trappole tese dalla letale violenza medica che, essendo all’origine di ogni estraniazione razzista e idiozia cretina*, uccide da millenni a dispetto e a motivo di tutte le leggi senza venire mai punita. E forse troppo tardi ha cominciato a sospettare che bersagli della lotta come il monopolio statale della violenza e i rapporti capitalistici di proprietà si possano colpire soltanto tramite ciò che ha un potere assoluto, esclusivo e sovrano sull’uomo e sulla società, un potere che si estende a tutte le forme più occulte di violenza, la cui costituzione da prima della nascita a fin oltre la morte, dall’arcaico fino all’anarchia astrattamente utopistica, è sempre e soltanto medica.

* Cfr. l’origine del concetto idiotes il cui significato, nel Greco, denomina l’essere privato (proprietario apolitico, quindi molti nella
   minoranza dominante), in pratica chi si è costituito tale quale grazie alla privazione ossia al furto di tutto ciò che ha sottratto 
   agli altri: proprietà privata = furto.


Quest’ultimo accenno sarà ripreso più avanti. Aggiungiamo soltanto questa precisazione: un’anarchia astratta, una comunità libera dalla proprietà e dal potere, che meriti questo nome, sia essa d’impronta preistorico-arcaica o rivoluzionario-utopistica, o ha già realizzato e sperimentato nel suo interno le possibilità di superare ogni determinazione medica nelle pratiche liberative e unificatrici del collettivo (pratiche che devono essere re-inventate sempre di nuovo), come pure le possibilità di prevenire il ristabilirsi delle predeterminazioni mediche mediante un’ampia azione collettiva che unisce tutti, o altrimenti non rimane che la possibilità di diventare e poi di restare preda della iatrocrazia tendenzialmente totalitaria ovunque e sempre, disgregatrice dell’individuo e della società, di quella iatrocrazia cioè che si è eletta un Hitler (si veda più avanti) e che, nella forma di cliniche, è stata importata da Angola (1976), sempre di quella iatrocrazia cioè che ha psichiatrizzato l’URSS e di cui anche Cuba non poteva sbarazzarsi rendendola superflua. Insomma, quell’anarchia che non dispone di una soluzione pratica contro la iatrocrazia diventa, non diversamente da un socialismo che si ostini solo superficialmente nell’abolizione della proprietà privata e delle classi, vittima dell’ archa iatrocratica, l’estrema irreversibile alienazione.

Non possiamo né dire né sapere di più per esperienza diretta sull’aspetto esterno della iatrocrazia nella misura in cui essa sconfina al di là della nascita e della morte. I dati sopra riportati sono invece di prima mano. Li dobbiamo a quelle pratiche in cui il campo di gravità della iatrocrazia fu superato e, quando non sia stato possibile, fu illuminato dialetticamente attraverso la malattia, qualcosa che sbocca nello stesso, poiché esso resta lotta anche e proprio perché senza prassi.

Anche senza prassi, poiché la malattia è infatti anche il superamento esteriorizzante (negazione della negazione) di carenze e bisognosità (Krankheit auch die entaeussernde Aufhebung von Knappheit und Beduerftigkeit), mentre la "salute" è la restituzione del mondo della mancanza nell’interesse preminente della iatrocrazia e dunque la sua affermazione. Perché è solo da questo mondo della mancanza che i medici possono in ultima istanza continuare a far derivare senza alcuna opposizione la loro pretesa a decidere e a imporre quali fossero i bisogni, quel che (a uno) manca, quel che è di troppo, chi e che cosa non è in regola, insomma, a trasformare in onnipotenza e moralità la loro civiltà / cultura, la fabbrica di idonei cadaveri, di esseri mancanti e di stati depressivi conformi al budget della morte mediante l’omicidio più perfido. E ciò fino a quando non sarà ancora opportuno riprodurre la razza dei padroni nella provetta con la tecnica dei cromosomi e la chirurgia genetica, a sua immagine, ossia secondo il modello medico e quindi divino. Schema fondamentale di questa lotta non sono, da un punto di vista strategico, né la diagnosi e la cura, né la produzione e il consumo, né la contraddizione antagonistica – oppure non antagonistica – ma piuttosto l’agonia istituzionalizzata (la lotta di morte) come terreno di germinazione per la sempre e ovunque attuale liberazione della malattia dalla violenza in quanto medica, e cioè in tutti i campi e in ogni situazione.

Anticipando un’annotazione successiva, occorre notare qui che questo punto di partenza ha in comune con i noti progetti della rivoluzione francese del 1789, a proposito della liberazione della malattia, soltanto l’orientamento e per il resto ben poco, come l’epigenesi, opposta alla preformazione, con la tecnica del salto nell’ontogenesi e nella filogenesi.

Colui al quale la violenza medica si presenta soltanto come esperienza d’impotenza e di alienazione nel suo essere singolo, isolato, atomizzato e soggetto a meccanismi d’intercambiabilità, cioè oggettivamente nella sua "oggettività", se ha afferrato un tratto fondamentale di tutto questo sistema, ha però fatto ancora troppo poco contro la iatrocrazia che c'è in lui per poter intendere la propria malattia e i risultati cui siamo giunti noi come intimamente connessi e ancor meno per portarli, chiarendoli e chiarificandoli, a livello di concetto staccato dalla prassi diretta. Costui sussumerà [subsumiert]questi risultati nel risucchio del campo di gravità iatrocratico, anzi sussumerà [subsumiert] meccanicamente i pazienti del Fronte nella paranoia, nella psicopatia, nella monomania, ecc., giocando a fare il medico del Fronte e lo specialista nella disciplina della morte. Nel considerare il tema dall’ esterno salutiamo in lui quello che per ora è l’ultimo elaborato spontaneo della programmazione iatrocratica dei giochi dei dottori indotti a livello di deficienza mentale.
 

Sulla dialettica oggettiva di iatrocrazia e mondo: classe – banda – razza

Le massime onorificenze in qualità di combattente del Fronte furono ottenute da medici e infermieri negli "affari segreti del Reich" quando, durante l’ultima guerra mondiale, furono impiegati nella causa della "soluzione finale" (Endloesung) contro la malattia.

Questa circostanza, forse trascurata finora, di una concezione addirittura rivoluzionaria di ciò che da un punto di vista fascista è il fronte potrebbe acquistare un senso qualora diverrà sempre più chiaro sulla propria pelle che su questo fronte differenze quali malato - sano, matto - normale, ideologico - scientifico, deforme - ben formato e illustrissimo [verkrueppelt - hochwohlgeboren], uomo di colore - uomo bianco, ariano (Arier) - ebreo, divisa militare grigioverde - color cachi, soldato del fronte - soldato imboscato nelle retrovie, e non ultima l’appartenenza a ruoli e a classi, possono sparire tanto improvvisamente quanto non più sostenibili nell’agonia oltremodo unilaterale del rapporto tra medico e paziente.

Si dà il caso che queste onorificenze andassero a componenti del fronte dei medici, a quegli stessi medici che in équipe, nelle celle sotterranee delle cliniche dei campi di concentramento ("... Ne fanno parte medici, burocrati, infermieri e infermiere di Hadamar e Sonnenstein, un intero comando di venti o trenta persone! ..."), avevano eliminato i loro simili con la qualifica di pazienti mediante esperimenti di congelamento a cronometro, e avevano "aiutato" cameratescamente con interventi di emergenza i soldati della loro stessa truppa rimasti feriti nella neve e nel ghiaccio, liberandoli a tradimento dalla loro dolorosa esistenza.

Se in quel che segue cerchiamo di concepire dialetticamente il rapporto tra iatrocrazia e classe – banda - razza e cioè per analogia con le categorie di essere (posizione), nulla (negazione) e divenire (negazione della negazione), lo si deve al fatto che, per quanto riguarda il campo di gravità della iatrocrazia, si tratta di un’autorità ossia generazione originaria (arché) senza autore [Ur-Hebung ohne Urheber], di qualcosa di fatto e finito fin da principio, di una vuota routine senza cervello e guidata da leggi estranee, che soltanto può essere abbozzata a livello di metodo chiarendo e chiarificando, e cioè solo sull’altoterreno di una dialettica estremamente arida; si tratta quindi di un dato di fatto in cui il fare (ossia il far parte in essa) essendo privo di goni ragione è senza senso e, di conseguenza, incomprehensibile [(Ur-Hebung ohne Urheber) ... die vernuenftigerweise nicht (mit-)gemacht, folglich auch nicht verstanden werden kann]. In secondo luogo c’è da aspettarsi che attraverso l’elaborazione di ciò che in questo campo di gravità è la negazione della negazione possano essere ottenute e sviluppate pratiche di attacco sovversivo.
 

A) Classe

Tra le forze produttive che sostengono il sistema e che, di conseguenza, sono in linea di principio malate, l’uomo è la forza produttiva più importante. In tutto il mondo questa forza produttiva è, in ultima istanza, in balìa della violenza del Heil (iatrocrazia). Mediante i suoi imperativi e attraverso il suo potere di comando su quello che è il mezzo di produzione finora più importante, il corpo medico statuisce e stabilisce la merce uomo che, classificata da capo ai piedi clinicamente, è quintessenza del suo dominio di classe nell’economia e nel saccheggio, nello stato e nel carcere, nella politica e nella pressione, nella durata probabile della vita e nel budget della morte.
 

B) Banda

Ma il suo monopolio di omicidio la costituisce come banda anarchica-autoctona (autoctona: il vecchio proprietario terriero, ‘indigeno') di stampo universale, accanto, sopra e in atteggiamento negativo contro la classe e lo stato, la cui sovranità – quando si tratta di determinare chi è di troppo e di liberarlo dalla esistenza mediante l’intervento medico – non sottostà per principio a nessuna politica, a nessuna economia e a nessuna giurisdizione. [Si pensa alla T 4 ai tempi del Reich (la Tiergartenstrasse al numero 4, a Berlino, sede della sezione "eutanasia") e all’odierna Associazione Mondiale dei Medici, compresi i loro non-membri e i congiurati di tutto il mondo.]
 

C) Razza

Ma soltanto il razzismo, come terzo momento astrattamente affermativo e concretamente negativo della iatrocrazia, segna il limite della sua origine da essere restante come prodotto di surplus e prodotto di difetto e quindi da essere essa stessa permanentemente esposta al pericolo dell’omicidio / suicidio - fatto che la iatrocrazia abbellisce con il culto e la cultura -, e il limite del suo tramonto come prassi che si rivolta contro se stessa (contro-finalità). Il suo tramonto avverrà nel momento in cui la prassi medica nel suo insieme sarà matura per trasformare il suo monopolio dell’omicidio nel monopolio di produzione della specie uomo a immagine della iatrocrazia, una specie che, una volta liquidati tutti coloro che fino allora aveva determinato come portatori di malattia, in quanto unica razza non sarebbe più una razza, privandosi in questo modo dell’oggetto di tutte le cure mediche; il suo origine è invece connessa con l’invenzione della malattia divina di ibridi semidèi e di dèi esclusivi, essi stessi malati, essi stessi medici che trattano la malattia con la malattia, come Esculapio, Chirone e, anche se in tutt’altro modo, e cioè addirittura con la più aperta confessione, Jahvé: "Se tu ... obbedirai, non ti infliggerò nessuna delle malattie che ho inflitto agli Egizi, poiché io sono il Signore, il tuo medico." (2. Mosè,15,26).

E, ancora, Freud scoprì un "disagio della civiltà" che egli, in questo d'accordo con noi, identifica come espressione di una negazione negata, ma qui purtroppo senza che (in Freud) la negazione sta per esercizio medico della morte (aerztlicher TodesBetrieb), e senza che la negazione della negazione sta per monopolio sublimato dell’omicidio, ma invece per pulsione di morte, dimentica di se stessa e del ceto (medico), ed è forse proprio perciò, se si ascolta Freud, irriducibilmente anarchica (sondern der standes- und selbstvergessene und eben wohl darum auch, folgt man Freud, unbezwingbare anarchische Todestrieb).

La dialettica oggettiva della iatrocrazia, che costituisce il tema di questo paragrafo, si chiarisce e si spiega (klaert und erklaert sich) come dialettica di e tra oggetti in un campo di gravità extraterrestre. Essa si differenzia fondamentalmente dal mondo a noi conosciuto, quello appunto che accomuna e deve accomunare noi tutti non-comunisticamente (kommunismuswidrig), appunto in quanto territorio di sbarramento extraterrestre, lo si potrebbe chiamare un luogo iperuranio, l’arché degli aristocratici e degli eletti, in cui archiatri, medici, Ariani, aristocratici e iatrocratici si mettono allo sicuro dal diluvio da loro stessi periodicamente originato, per ricostituirsi come razza nuova, oggetti contro oggetti nel medium della alterità (Andersheit).

In quanto Dio il medico ha creato il popolo eletto e in quanto anti-uomo e superuomo ariano lo ha sterminato con il gas. Il medico, sia che si ponga positivamente come oggetto oggettivo (objektives Objekt), come Dio, come lo vedeva Mosè, sia che si ponga negativamente come oggetto dell’oggetto universale pulsione di morte (Objekt des Universalobjekts Todestrieb), come in Freud, resta sempre tale. E cioè l’antagonista di uomini inferiori, di oggetti, resta cioè l’Ariano, l’uomo di un’altra specie, cioè il medico. C’è la classe dominante che lo accoglie come la propria potenza e che si ritrova in lui, vuol dire che egli la nobilita ossia la crea come razza ariana. E il suo essere stratega della nobilitazione e della miserabilità dell’intera società (gesamtgesellschaftlich Veredelungs- und Verelendungsstratege)così come la sua esigenza di essere accolto sia come l’uno sia come l’altro, e cioè di venir accolto in tutte le circostanze possibili e da tutti, sia pure come banda illegale, ossia ‘iatrolegale’, in ciò è costituito il nerbo vitale della iatrocrazia. A questo scopo essa scende addirittura a compromessi con la malattia quando, come fece durante l’Ellenismo, imprime ovunque, sul culto dello stato e sulle monete, l’effigie di Esculapio, l’infermo dio della guarigione, o quando sospende l’eutanasia e la sterilizzazione nei confronti di coloro che etichetta come schizofrenici, quando l’indice dell’indagine genealogica persiste nell’indicare ostinatamente i complici delle sue stesse file. Se in ciò risale fino agli antenati ellinistico-mosaici, non lo conosciamo. Ma ciò che è assolutamente escluso sono i compromessi con i pazienti.

La muta dialettica soggettiva di coloro che la iatrocrazia pensa di sacrificare viene soffocata fin dall’inizio nella stessa prassi del culto medico mediante la quale essa cerca di sfuggire al suo essere superfluo che ha scritto sul proprio corpo come mancanza di produttività (malattia). A questa dialettica della malattia, cioè di essere superamento individuale della mancanza [cfr. le modificazioni (corporali) causate della fame e della miseria (cfr. distrofia, atrofia, nanismo)] e di essere una promessa valida per tutti del Nuovo assolutamente rivoluzionario, la iatrocrazia si sottrae creando civiltà: essa determina cos’è la razza nobile, che cos’è sano e chi deve mordere la polvere, essa determina cos’è la specie, che cosa è ariano, cos’era, cos’è e che cosa sarà l’arché, sia travestita nell’abito del pretaccio (therapeutes), nell’uniforme delle SA, negli stracci del barbone e, se non può diversamente e i tempi sono venuti, come computer biotecnico programmato archiatricamente creando la specie. Essa sapeva già dopo la Prima Guerra Mondiale che era in azione una "frazione di psicopatici di sinistra, estremamente pericolosa", e già prima della Seconda Guerra Mondiale essa, cioè il dottore Freud, aveva motivo di ritenere i medici "le mitragliatrici dietro il fronte".

E non sono mai il "socialismo" o il "comunismo" che difendono oggi la dialettica come dialettica trascendentale - che dai tempi di Stalin è bandita dal soggetto –, sterminando con iniezioni i portatori potenziali del rinnovamento rivoluzionario. Infatti lì, come ovunque, ci sono medici la cui coscienza missionaria, necessariamente ed eternamente priva di concetti, si rivolge contro la malattia e che, sempre priva di concetti, va in cerca di pratiche liberatorie nel paese di mezzanotte imperialista dove queste pratiche, intorno al 1789, sono balenate fugacemente sullo sfondo (Lanthenas), ma dove da allora sono sempre meno presenti. Qui spetta alla iatrocrazia, se vuole raggiungere il suo obbiettivo di classe che si è proposto come archa, soffocare la dialettica soggettiva convertendola in una routine della prassi che già oggi è quasi impossibile superare: soffocarla cioè prima nella persona dei suoi portatori e poi in ogni cervello che non sia ancora del tutto integrato nell’imperialismo (imperialismo cerebrale e mentale) e infine in ogni gene.

La dialettica oggettiva di un Wilhelm Reich, che tra l’altro ha indagato oggettivamente quanto sinceramente, come meglio non si può fare con il metodo della quantificazione medica, da una parte sulla connessione genetica tra "degenerazione stalinista" e nazifascismo e, dall’altra, sulla derivazione del nazifascismo dalla crisi capitalista e da una psiche di massa deformata in senso paternalistico; questa dialettica oggettiva di un medico, che, per sua esperienza nell’allevamento di animali e per la sua origine ebrea, fin dall’infanzia vantava una profonda conoscenza delle razze, consiste nel fatto che costui, che negli ultimi anni si definì fortunato per essere sfuggito al fascismo e al bolscevismo negli Stati Uniti, il "paese più libero del mondo", mori d’infarto in carcere, come paziente in balia di quella stessa iatrocrazia che lo aveva rinchiuso in carcere.

Anche Reich, che negli anni Trenta era stato dichiarato clinicamente pazzo dai medici, avrebbe sicuramente respinto con decisione l'ipotesi che il nazifascismo, con i suoi sessanta milioni di morti, sarebbe stato macchinato dai medici, ritenendola una proiezione folle di un delirio di persecuzione, un concetto paranoico di fascismo privo di qualsiasi fondamento materialistico.

E ciò nonostante il fatto che egli aveva avvertito, fin dall’inizio e fino alla fine, il fenomeno della peste emozionale, cioé della mancata coincidenza tra agire omicida e adulazione e ipocrisia razionalizzata, proprio nella cerchia dei suoi colleghi medici.

Ora, da molti decenni si moltiplicano i dati e gli indizi per cui Hitler non sarebbe giunto al potere per la crisi o per la psiche. Sembra piuttosto che un’élite medica internazionale abbia trovato in lui e nei suoi il loro servo chi consentiva loro, nello scorcio del millennio, di godere in modo non diluito del monopolio medico dell’omicidio e dell’ebbrezza iatrocratica del potere.

Sono questi potenti e capi della medicina (Heilsgewaltigen) che fin dal 1940 sottoscrivono la sigla WFMH (World Federation for Mental Health). Oggi essa è composta di rappresentanti di tutte le associazioni mediche. C’è anche un esponente, molto quotato per esempio negli ambienti psichiatrici, di quello che i suoi colleghi occidentali chiamano ancora, non raramente con disprezzo, il blocco orientale.

L’albero genealogico di quelli della WFMH si può ricostruire per ciascuno senza fatica, fino alla centrale omicida T 4, ma anche, per citare l’esempio più innocuo, fino al reparto per la conduzione psicologica della guerra del servizio secreto danese. Ma se si scava abbastanza in profondità, si trova che la radice principale di quest’albero genealogico dei più nobili tra gli ex Ariani avvolge molto strettamente i filoni d’oro del capitale finanziario vittoriano la cui virulenza letale però i progenitori del marxismo, abbagliati com’erano dal plusvalore, non ebbero il coraggio d’imputare ai medici, agli specialisti della morte kat’ exochen. Lateralmente un viluppo di radici si fa strada negli scritti pregni di mancanza dei fantasmatizzatori primordiali dell’esplosione e della popolazione come Malthus, Darwin, Galton, de Gobineau, il dott. Ploetz con i suoi finanziatori Alfred Krupp (il re dei cannoni intorno al 1900) e Alexis Carrel (detentore nel 1937 del premio mondiale "dinamite" Nobel per la medicina, con L’uomo, questo essere sconosciuto).

Sotto vari pretesti quali l’eugenetica, che significa qualcosa come nascita con tutti gli onori (Vossignoria illustrissima), e l’eutanasia (morte con tutti gli onori), mediante pretesti come l'igiene mentale, l’igiene della razza e salute dell’anima (aguzzate pure le orecchie), riuscì a questa ben concertata iatrocrazia di aggiogare al proprio carro Hitler e i suoi. Costoro, d’altra parte, erano stati eccellentemente abbindolati dalla letteratura razzista della iatrocrazia, una letteratura razzista della iatrocrazia attorno a cui si arrampica del resto ancora oggi e sempre di nuovo un apparato di propaganda accuratamente mascherato, di estensione mondiale, che s’infiltra coscientemente e sistematicamente in tutte le categorie di esperti adatti e di quadri adolescenti in formazione, un apparato il cui compito è quello di celare il monopolio dell’omicidio come negazione dietro frasi retoriche della salute, dello spirito e della dignità, e tanto meglio quanto più apertamente la iatrocrazia come classe viene allo scoperto su scala mondiale.

Così Hitler e i suoi poterono ritenere che l’uccisione dei pazienti – quintessenza, principio e fine di ogni iatrocrazia che necessariamente si costituisce per mezzo dell’ omicidio come dominio di classe – fosse una pura e semplice preoccupazione per la malattia, la nazione e la razza. Che la rottura dei patti, i tradimenti, le perfidie, le trappole, le viltà e i tranelli, violentemente denunciati in Mein Kampf, ma che si possono leggere anche nel Vecchio Testamento, non siano affare degli Ebrei ma dichiaratamente affare dei medici (offenbarte Arztsache) ("... il Signore, il tuo medico") e che si devono nascondere dietro un unico dio il quale, come prodotto surrogato di eccedenza, può trasformare l’eccedenza di un popolo sacrificato terapeuticamente solo in manicheismo tagliente, nei fenomeni di invidia, di diffidenza, di smania di vendetta e d’inganno, e ciò per sfuggire al "destino di paziente", tutto questo e altro ancora nessun medico non avrebbe potuto rivelarlo a costoro, allora ed oggi, ma neanche avrebbe potuto crederlo, allora, alcun paziente.

Preparato dal "Congresso internazionale per l’igiene psichica" svoltosi a Washington nel 1930, il primo passo verso la presa del potere, tanto segreta quanto totalitaria, fu fatto dalla iatrocrazia internazionale il 14 giugno 1933, solo quattro mesi dopo il tardivo debutto di Hitler, con l’imposizione della "legge di sterilizzazione" cui si opponevano i giuristi. Pare che anche in seguito la iatrocrazia abbia incontrato di tanto in tanto un’opposizione, e proprio da parte delle SS, che non erano solite fare cerimonie. Ciò accadde nonostante la mimetizzazione e le misure di sicurezza ancor oggi largamente famose, che non lasciavano certo a desiderare quanto a perfezionismo.

A questo proposito, infine, occorre ricordare che, per quanto riguarda la cosiddetta "legge sull’eutanasia" di Hitler, del settembre del ’39, ma retrodatata, non si è trattato né di una legge né di un decreto del Fuehrer né di una disposizione e tanto meno di un ordine. Si è trattato invece di una specie di autorizzazione che la iatrocrazia internazionale gli aveva carpito e la cui formulazione era tale che un medico che avesse voluto attenersi al giuramento di Ippocrate (molto probabilmente concepito originariamente come giuramento di coloro che avevano congiurato contro la iatrocrazia allora rappresentata da Ippocrate) poteva interpretare questa autorizzazione in modo tale che nessun paziente sarebbe dovuto morire.

Alla segreta presa di potere della iatrocrazia internazionale non teneva dunque testa nessun consigliere del Fuehrer, nessuna SS, nessun dittatore. Un esempio in più dello strapotere di una iatrocrazia mondiale di calibro del tutto eccezionale. Del resto ci sono più di un riferimento nella storia della medicina, una storia che è solamente nel giudizio dei medici politicamente insospettabile, per cui il medico (archiatra) ha esercitato sul potere e sugli uomini una violenza maggiore di quella esercitata dai potenti sui loro sudditi.

E se uno come Wilhelm Reich era stato accecato nel fondo dell’anima suo al punto di non comprendere l’essenza della razza, dell’emigrazione, del carcere e dell’essere paziente, i rapporti pervenutici dai campi di concentramento appaiono tanto più credibili quando riferiscono come i pazienti sotto il giogo della iatrocrazia si siano trovati di punto in bianco a odiare se stessi fino al midollo delle ossa marce e a dare il benvenuto a quella morte per iniezione o per fame che giungeva quale guarigione da una presunta colpa esistenziale e quale contributo al futuro successo e alla fortuna degli Ariani e dei medici.

Forse la parola diritto di vita e di morte (Blutbann, scomunica, potere magico, fascino) è la designazione più precisa, un diritto che solo il sangue della iatrocrazia può infrangere.

Quando l’archiatra cadde davanti a Troia, le file schierate per il combattimento cedono come un castello di carte. Ciò che dal punto di vista medico - finché il medico esisteva - furono soltanto dei cadaveri di cartapesta in vacanza (Karteileichen auf Urlaub) che fino a quel momento avevano combattuto ai singoli posti, anche se questi ad una previsione statistica erano considerati posti perdenti, una volta sfuggiti alla iatrocrazia, alla morte statistica, si trovarono di punto in bianco intimamente uniti. Nessuno spazio e nessun tempo li separa più, nessuna determinazione estranea, nessun ordine, nessuna ubbidienza, nessun sentimento privato, nessuna idea associale. Si trovano intimamente uniti nell’armonia contrappuntata ma tutt’altro che prestabilita: nell’attività della loro fuga comune.

Non sappiamo, perché non c’eravamo, se i contadini vietnamiti combattenti - che si volevano ricacciare all’età della pietra per mezzo di bombardamenti – oltre ad essere stati istruiti in Marx e in Lenin fossero stati istruiti anche in Omero. Ma ciò che sappiamo dalla più recente storia della medicina americana è che sarebbe stato impossibile condurre la guerra anche per un solo anno senza le conoscenze e le capacità acquisite in due guerre mondiali sopra tutto nel settore della psichiatria militare e che hanno preso corpo in un gran numero di abili medici e infermieri del fronte. Sembra che solo la garanzia che ogni punto del fronte potenziale, in quanto in continuo spostamento, fosse compreso nei piani operativi come posto sotto comando dei medici e raggiungibile in pochi minuti con un elicottero, così come il fatto che ogni soldato in presa a tremolio di guerra, dopo essere stato registrato nelle cartelle cliniche sotto la diagnosi psicosi o nevrosi, fosse ritornato senza indugio al fronte senza alcun (altro) trattamento (unbehandelt-behandelt), abbia per tanto tempo salvato la guerra e preservato più di un soldato dall’infermità a vita (lebenslanges Siechtum) in uno degli ospedali statali degli Stati Uniti.

Ma con una risata quasi omerica sembra che, come possiamo ben dedurre, il Vietcong tatticamente abbia avvertito il debole (kaesige) tallone d’Achille proprio in questo punto d’insuperabile forza della strategia medica e abbia diabolicamente attaccato. Così, con una frequenza più che casuale sarebbe accaduto che durante le marce delle pattuglie e le operazioni dei reparti di distaccamento venisse leggermente ferito in un’imboscata uno dei soldati più lontani dai medici o sanitari in marcia i quali indossavano di solito la stessa uniforme. Ma non appena questo si dirigeva verso un medico o un sanitario o uno di questi cercava di venirgli in aiuto, accadeva che questo funzionario medico venisse abbattuto inaspettatamente quanto infallibilmente da un colpo per lo più mortale sparatogli dalla direzione opposta poco prima dal suo incontro con il ferito.

Non sappiamo se in seguito a ciò siano sorti di tanto in tanto, anche se solo per un attimo, dei principi di formazione di un gruppo di fusione tra i arcidiavoli vietnamiti e i loro fratelli di classe americani, quest’ultimi fino a quel momento fino alle ossa archiatricamente infetti, ma dal punto di vista dialettico lo riteniamo del tutto possibile. Quel che il nostro garante americano può aggiungere a questo rapporto dal punto di vista psichiatrico non va al di là della constatazione che è stato questo l’esito della rispettiva azione di guerra, quella che viene chiamata anche impresa o addirittura operazione.

Per dirla in breve, l’intero complesso medico (mondo della mancanza, medicina, militare) costituisce il centro di gravità di una strategia d’attacco rivoluzionaria.

La malattia è l’anticipazione della fine del mondo della mancanza e del plusvalore e l’inizio anticipato del comunismo mondiale dovunque viene infranto il diritto del medico sulla vita e la morte.

Mediazioni: dialettica dell’agonia, Paziente del Fronte del Fronte dei Pazienti, pratiche di fusione.

Pratiche di fusione: tutti condividono gli stessi obiettivi, nessuno impedisce gli altri.

Ogni atto che scatena la malattia e libera dal medico è un passo in cui la malattia lascia la traccia duratura della sua sparizione.

 

Traduttore:

Kurd Ch. Schager, Dipl.-Angl., M.A.soc.ling. , PF/SPK MFE

Redazione finale:

Huber
KRANKHEIT IM RECHT